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    Il cielo su Rutigliano onora due servitori dello Stato: Vitantonio De Bellis e Domenico Messeni, battezzando le strade intitolate, proprio durante la giornata di Lunedì 5 novembre, ad entrambi i cittadini rutiglianesi, in memoria delle loro virtù.

   A una delegazione di ragazzi del Liceo Classico "Simone-Morea" guidati dalla Prof.ssa Prudenza Pavone, il compito di recarsi nella cittadina del Sud-Est Barese e rendere omaggio in particolar modo a Domenico Messeni, studente del Morea nei primi anni del '900, chiamato a difendere la Patria al fronte esattamente il 4 gennaio del 1918.

   La storia struggente di Domenico si articola in momento particolare della storia del nostro Paese: la Grande Guerra (1914-1918) fu logorante per chiunque ne prese parte. Mosso da uno spirito di patriottismo tipico della propaganda di allora, il giovane Messeni abbandonava la sua famiglia, il collegio del Morea dapprima e successivamente la sua stessa vita per servire lo Stato e garantire una pace che non avrebbe mai potuto vivere, morì infatti il 26 ottobre 1918 dopo essere stato gravemente ferito in battaglia.


    Sentiamo particolarmente nostra, al Morea, la figura di Domenico Messeni: il suo nome è scolpito nel marmo, proprio nella sala d'ingresso dell'istituto, e tiene vivo insieme alla biblioteca, a lui intitolata proprio qualche anno fa, il ricordo del ragazzo. Una foto in bianco e nero, visibile sulla parete dell'aula, lo immortala in divisa con un'espressione malinconica.


    I ragazzi presenti a Rutigliano lo scorso lunedì hanno celebrato la sua memoria con una lettera a lui dedicata, come se fosse un compagno di scuola, un amico, un fratello maggiore appartenuto ad un'epoca diversa che può tutt'oggi insegnarci con il suo esempio il valore della vita e un sentimento verso la patria in via di estinzione.

"Caro Domenico,IMG 20181110 WA0008

...non mi conosci, io non conosco te.

Eppure ogni mattina rivedo il tuo nome, e nella confusione delle voci e della campanella ti porto con me, in un passo lento o in uno sguardo perso, pronto ad una giornata di guerra, senza sapere cosa la guerra sia davvero. Spiegami: come hai fatto a dire addio a tutto questo? Alle versioni di greco, ai professori più severi, alla vita dura di un liceale. Rivedo il tuo nome e penso che piuttosto che lasciare il Morea, mi sarei incatenato al mio banco: chissà quanti ti avranno detto che sei stato coraggioso! Appresa la notizia già bruciavi dal desiderio di servire la Patria. Spiegami se davvero ti ci vedevi lontano dalla tua vita! Lo ammetto, io non ci sarei mai riuscito! Potresti essere mio fratello, di poco maggiore e tutto insegnarmi, perchè sei stato costretto ad impararlo e frettolosamente. Il telegiornale parla di politica e del campionato, i giornali non annunciano nessuna guerra, sai, è troppo lontana da qui. Domani avrò tra le mani ancora una penna blu e non credo mi servirà imparare a ricaricare un fucile. Siamo coetanei, e potresti farmi vedere come si scivola sotto il filo spinato, mangiando il terreno amaro, raccontarmi dei proiettili che scheggiano l'elmetto, probabilmente ti prenderei in giro, riderei scuotendo la testa, diagnosticandoti qualche strana forma di pazzia. Guido i compagni fuori a ricreazione appena suona la campanella, interrompiamo coraggiosamente la spiegazione, ne guadagnamo una brutta occhiataccia dal professore, ma siamo fuori. Lanciamo pezzetti di carta appallottolati ai compagni più antipatici per spezzare la loro concentrazione. E tu, colpito a sangue freddo, lanciavi grida ai compagni, li spingevi ad avanzare guadagnando metri di suolo italiano, e allo stesso tempo cadaveri di giovani audaci. Lanciavate granate a tutto spiano, spezzavate vite altrui quando, grazie a Dio, non venivano spezzate le vostre. Devo chiederti scusa Domenico, quando uscendo da scuola ti do le spalle, dimentico la tua perduta giovinezza. Sei il simbolo di un patriottismo demodè, lo Stato che servisti una volta si è trasformato, così come la sua gente, reciprocamente distanti. La guerra che hai combattuto è pura storia, troppo lontana da noi perché adolescenti come lo eri tu provino lo stesso sentimento verso la nostra Italia. I nostri coetanei sono fortunatamente vittime di una pace garantita a tutti gli effetti. Abbiamo tutto, siamo liberi, chiediamo e otteniamo, e non un pasto al fronte per sfamarsi ed evitare la morte. Chiediamo e otteniamo sempre di più, non diamo. Lo stato dovrebbe dare, noi prendere. Così saremo felici.
Per questo ti ammiro, e ammiro la nobiltà del tuo amore nei confronti del nostro paese. Hai pagato il prezzo della pace, senza sapere se mai saresti riuscito a godere di quella visione che avevi della tua nazione. Hai pagato il prezzo ma non hai ricevuto nulla in cambio, e questo oggi, ahimè, non accade più."


    La lettera ha suscitato l'interesse e la commozione non solo del nipote di Domenico, Emanuele Messeni, autore del libro Anche a Pove c'erano gli ulivi, riguardante proprio la giovinezza perduta del ragazzo e la situazione italiana di allora, ma anche dei presidi, tra cui la nostra Dott.ssa Marilena Abbatepaolo, dei capi delle forze dell'ordine e della delegazione della 3^ regione aerea dell'Aereonautica Militare di Bari, e di tutti i presenti.

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Christian Ligorio, IV B L.C.